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BIOCHIMICA

SCONSIGLIO NUMERO 26 – PUÒ ESISTERE LA DE ESTINZIONE ? –

Il livello tecnologico raggiunto permette al genere umano, da più di un decennio,  di poter pasticciare con la genetica. Disporre di tale accesso alimenta inevitabilmente la curiosità ma soprattutto la determinazione al pretendere di chiarire aspetti, a detta di alcuni scienziati genetisti, “fondamentali” all’ inquadramento del genere umano sapiens-sapiens. La strada percorsa dai genetisti consiste nel sostituire parti di DNA antico, danneggiato, con parti sane di specie affini ed innestare tale pasticcio in un feto.

Sull’onda degli  anni novanta, con il film Jurassic Park, i genetisti bramano la de estinzione di animali e piante forse più per una dimostrazione di onnipotenza più che per reali vantaggi all’umanità.

hammond-jurassic

 

Qualcuno potrebbe sollevare il quesito :” quale è il lato negativo di far tornare in vita qualche esemplare di mammut lanoso, sauropode o uomo di Neanderthal in ambienti sicuri e protetti?

Qui, si apre un mondo di argomentazioni e contradditori.

Tralasciando tutto il filone di considerazioni etiche proviamo, ora, a valutare la de estinzione cominciando dalla sua definizione, anzi, dalla definizione di estinzione:

In biologia, la scomparsa di specie animali o vegetali e di gruppi umani, dovuta a fattori naturali (sconvolgimenti geologici, variazioni nel clima, epidemie, competizione con altre specie, ecc.) o anche, in epoca moderna, all’intervento diretto o indiretto dell’uomo (vero e proprio sterminio o trasformazione dell’ambiente): l’e. dei dinosauri alla fine del cretaceo; in via di e., di specie animale o vegetale, che si sta riducendo numericamente ed è prossima a scomparire: il lupo è una specie in via di estinzione. 

Definizione di de estinzione:

La de-estinzione, o risurrezione biologica, o ancora revivalismo della specie è il processo di creazione artificiale di un organismo appartenente ad una specie estinta. La clonazione è il metodo più ampiamente conosciuto e proposto, sebbene anche l’allevamento selettivo è stato utilizzato e in alcuni (vedi il caso Quagga) ha portato alcuni risultati. Tecniche simili sono state applicate anche su specie in pericolo. 

Già da queste definizioni risalta palesemente la mancanza della componente “ambientale”, cardine dell’estinzione, nella de estinzione.

 Proprio sul fattore ambientale vorrei soffermarmi perché è la chiave di interazione biologica superiore anche al potenziale di intervento dei geni. Agli occhi degli inesperti parlare di ambiente può significare latitudine, longitudine, altezza rispetto al livello del mare e temperatura ma, in biologia, ha un significato ben più complesso. In biologia l’ambiente comprende l’alimentazione, le interazioni sociali, il livello di istruzione, i tipi di stress, l’imprinting, da disidratazione, la cultura, l’allenamento, ecc. ma prima di tutto l’ambiente cellulare.

Si, siamo passati da considerazioni macroscopiche a considerazioni microscopiche.

La cellula, nel terzo millennio, non può più essere considerata la miliardesima parte di un essere vivente animale o vegetale che sia. La cellula è doveroso paragonarla ad un individuo intero, essa vive, mangia, elabora input e output, cresce, si ammala, guarisce, si duplica e muore. 

Sembra impossibile, vero?

La cellula è formata da molti componenti nucleo, mitocondri, citoplasma, membrana, accessi, ecc. ai quali, negli anni, sono stati conferiti funzioni vitali differenti. A questo punto, basta individuare il componente che contiene il DNA (considerato a tutt’ oggi il segreto contenente le istruzioni che permettono la vita)  e tutto il resto a seguire.

Ma, no è affatto così.

 

 

Qualche decina di anni fa alcuni ricercatori denuclearono (rimossero il nucleo) dalla cellula e l’ unica limitazione che ricevette la cellula fu solo il non poter replicarsi. Sgomenti, i ricercatori cercarono il vero cervello della cellula, quel magico componente in grado di coordinare l’esistenza della cellula, e lo trovarono nella membrana. 

La membrana cellulare è la sede della razionalizzazione del nutrimento e dell’acquisizione ed elaborazione dei “messaggi” ricevuti dall’ambiente esterno alla cellula e dall’ambiente interno alla cellula. La membrana, in questo modo, governa tutte quelle azioni  vitali che consentono la sopravvivenza dell’intera cellula attraverso, addirittura, anche alla collaborazione con altre cellule.                   

Ora, il ragionamento che intendo proporvi è questo:

Vorrei dibattere sulla necessità di de estinguere l’uomo di Neanderthal ibridandolo con un uomo moderno, in un ambiente non idoneo, con imprinting non idoneo, con alimentazione non idonea (noi cuociamo tutto), con caratteristiche fisiche inadatte, con differente modo di valutare la correlazione tra causa ed effetto, con, molto probabilmente la completa mancanza del rapporto tra causa ed effetto, con prerogative ineluttabilmente differenti, ecc.

Ripeto, cosa serve portare in vita un essere che non sarà mai completamente moderno e mai completamente Neanderthal?

È dal 2010 che, dal team del paleo genetista svedese Swante Pääbo,  è stato sequenziato il genoma dell’uomo di Neanderthal. Quindi custodiamo già tutti i segreti della biologia dell’uomo di Neanderthal. 

genoma

Aver sequenziato il genoma ci permette la creazione in laboratorio di tessuti migliori o, addirittura, di organoidi con caratteristiche diverse dai  nostri organi (o parte di essi). Una sorta di inestimabile upgrade biologico.

Ahimè, un conto è “potenziare” un tessuto, un conto è relegare un essere vivente in un ambiente non idoneo sottoponendolo inevitabilmente anche a input inadeguati. 

Cosa si voleva sottolineare con questo scritto?

Si vuole sottolineare una volta per tutte che le caratteristiche degli esseri viventi sono la diretta conseguenza degli stress ambientali. OGNI ESSERE VIVENTE,CON LE SUE PECULIARITÀ, È STRETTAMENTE INTERCONNESSO CON STRESS AI QUALI È SOTTOPOSTO.

 IN BIOLOGIA LA PAROLA DESTINO E LA PAROLA LIMITE  NON ESISTONO.  

OGNI TIPO DI CAMBIAMENTO O MUTAZIONE PARTE DA FUORI.

Anche in un film del 1984 “ICEMAN”  in Italia “L’UOMO DEI GHIACCI” veniva rimarcata l’inadeguatezza della esistenza di un uomo preistorico nel mondo moderno. Sottolineo che nel 1984 i processi di laboratorio che avrebbero consentito di de estinguere un qualsivoglia animale era pura utopia.